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La Storia di Potenza
Il nucleo primitivo della città è probabilmente
da identificare nella zona dell'attuale contrada Murate, lungo il corso
del fiume Basento, popolata già nel IV sec. a.C. da nuclei indigeni
provenienti dal villaggio neolitico di Serra di Vaglio.
Diventata prefettura romana con il nome di Potentia e occupata poi dai
Goti (fine del V sec.), in seguito alla conquista di Giustiniano fu aggregata
al Ducato bizantino di Calabria, di cui fece parte la Lucania dopo il
554. A metà del VII sec. fu sede di un piccolo gastaldato longobardo
e - con il trattato di spartizione del Ducato di Benevento (849) - divenne
una Contea del Principato di Salerno. Nonostante la riconquista bizantina
(876-891) e l'istituzione del Tema di Lucania (seconda metà del
X sec.), restò in mano longobarda sino alla conquista normanna.
Sede diocesana dal V sec. Tra i suoi vescovi è da ricordare Gerardo
della Porta (1111-1119), santificato da papa Callisto II e patrono della
città.
Occupata dai Normanni alla metà dell'XI sec., accolse nel 1137
l'imperatore Lotario II e il pontefice Innocenzo II. Ruggero II d'Altavilla
vi ospitò, nel 1148, il re Luigi VII di Francia di ritorno dalla
crociata in Terrasanta. A cavallo tra l'ultima fase della dominazione
normanna e l'inizio di quella sveva (fine del XII sec.) è da datare
il trasferimento del sito della città dall'area originaria all'odierno
centro storico.
Feudo dei Loffredo e schierata dalla parte di Corradino di Svevia nella
rivolta del 1268, fu punita da Carlo I d'Angiò con la quasi totale
distruzione e, solo più tardi (1277), ricostruita e ascritta nel
Regio Demanio. Dopo S. Michele Arcangelo e il Duomo di età tardo-normanna,
venne in questo periodo edificata la chiesa di S. Francesco di Assisi.
Carlo II la infeudò a Giovanni Pipino, quindi a suo figlio Luigi.
In epoca durazzesca ne furono signori Ugo di Sanseverino e Gorello Origlia.
I contrasti tra Francia e Spagna per il possesso dell'Italia meridionale
peninsulare ne fecero centro di numerosi tumulti popolari scoppiati a
causa della fame, cui solo parzialmente pose fine il tentativo di accordo,
stabilito in città per il 15 marzo 1502, tra il duca di Nemours
e il Gran capitano Gonsalvo di Cordova. Passata definitivamente in mano
aragonese, andò incontro a una progressiva decadenza. Alfonso di
Aragona la assegnò alla famiglia de Guevara con il titolo di Contea.
Quindi, nel 1604, grazie al matrimonio con Beatrice de Guevara, passò
a Enrico Loffredo. Nel 1694 fu colpita da un violento terremoto, dal quale
si riprese lentamente, come dimostra la ricostruzione del Duomo solo sul
finire del XVIII sec.
Con la costituzione della Repubblica Partenopea (1799), fu issato l'Albero
della Libertà e la città fu teatro di prolungati scontri
tra giacobini e bande sanfediste. Diventata capoluogo della Basilicata
(1806) nel periodo muratiano, durante il governo borbonico si rese partecipe
dei moti risorgimentali. Per l'insurrezione del 18 agosto 1860 ebbe conferita
la medaglia d'oro da Umberto I (1898). Successivamente all'unità
d'Italia e agli epigoni del brigantaggio lucano (1861-1869), cominciò
a subire una profonda trasformazione urbanistica con l'ampliamento del
perimetro urbano, la costruzione di opere pubbliche e l'inaugurazione
della tratta ferroviaria Salerno-Potenza.
A partire dal secondo dopoguerra, la città si è ulteriormente
estesa a causa dell'immigrazione interna provocata dall'abbandono, nella
regione, dell'economia agricolo-pastorale. E' stata drammaticamente danneggiata
dal sisma del 23 novembre 1980.
a cura di Piero Raffaelli
Per ulteriori approfondimenti:
La
Storia di Potenza
Come
eravamo: le foto d'epoca
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